La fusione a cera persa in gioielleria
Il metodo di fusione a cera persa o microfusione viene tuttora utilizzato nel settore della gioielleria per creare gioielli in oro o argento.
Si inizia creando il modello del gioiello che può essere realizzato in cera oppure in metallo.
Può essere lavorato a mano o utilizzando apposite macchine.
A questo sono aggiunti dei canali di entrata detti “di alimentazione”.
Ultimato il modello o prototipo viene creato lo stampo con gomme speciali, in silicone a freddo per i modelli in cera oppure a caldo per i modelli in metallo.
Questo processo avviene attraverso la vulcanizzazione della gomma (stampo per la riproduzione), copiando il prototipo nei minimi particolari.
Nello stampo in gomma con l’impronta del prototipo viene iniettata, grazie ai canali di alimentazione, della cera liquida per riprodurre copie in serie del modello.
I modelli realizzati vengono saldati su di un perno in cera e disposti a grappolo d’uva.
Il perno viene inserito all’interno di un cilindro in ferro e riempito di gesso liquido.
Con una macchina viene vibrato e creato il vuoto eliminando l’aria al suo interno.
Quando il gesso è duro viene messo in un forno a temperatura di circa 200° per far colare ed eliminare la cera interna.
Una volta asciutti e svuotati dalla cera, i cilindri vengono portatati a una temperatura di circa 800° per poter colare il metallo fuso che andrà a riempire al suo interno il “grappolo”, trasformandolo in metallo di oro o argento.
Il tutto è reso possibile da una macchina centrifuga.
Il gesso viene poi rotto per estrarre i modelli dai quali sono tolti i canali di alimentazione.
Una volta rifiniti mediante lucidatura, o altre lavorazioni, finalmente i gioielli sono pronti.

Incastonatura

Sottolineiamo alcuni accorgimenti che servono a mantenere la vostra pietra bella e duratura nel tempo.
Innanzitutto è il castone che va adattato alla gemma e non viceversa. Quando si ha un esemplare che non è calibrato, va creata la sua sede su misura, per dare risalto il più possibile alla pietra. 

Di cosa bisogna tenere conto:

  • la corona va protetta dalle griffe che devono essere appena più alte della tavola in modo che appoggiando il gioiello tocchi solo il telaio evitando di scheggiare o rigare la pietra;
  • la cintura deve essere protetta dal metallo che verrà usato al fine di non farla urtare o prendere colpi come abbiamo visto per la corona;
  • la punta del padiglione va protetta anch’essa per i motivi sopra riportati.
  • Il castone dovrà essere fine e abbastanza sottile da permettere alla luce di entrare lateralmente per la brillantezza della gemma. In questo modo riusciremo anche a pulire facilmente la gemma passando con acqua saponata e un pennellino o un vecchio spazzolino da denti, fra il telaio del castone, per togliere la polvere. Da ricordare che la polvere di casa ha durezza sette, come il quarzo, perciò non strofinare le pietre più tenere di 7 senza prima averle sciacquate onde evitare di rigarle inesorabilmente.

Basta dare un occhio ad un anello comune portato da qualche tempo per riconoscere i segni dell’usura se non trattato adeguatamente. Prendete una lente a 10x e guardate gli spigoli delle faccette e la tavola della gemma. Tutti i graffi e le rigature bloccano la luce e la pietra risulta più spenta.

Questi pochi consigli vi consentiranno di godere a lungo delle vostre gemme preferite.

Le gemme di Luigi Costa Biografia

La mia storia con il mondo dei minerali e delle gemme inizia in giovane età, quando passavo le estati in collina dai miei zii.

Uno di loro, appassionato di ricerche minerarie, mi portava con sè durante i fine settimana, alla ricerca di calciti e quarzi nelle valli piacentine e limitrofe. È stato così che, con il tempo, mi sono sempre più appassionato a questo mondo che mi ha donato tantissimo.

In seguito mi sono iscritto al gruppo mineralogico e paleontologico piacentino che mi ha permesso di approfondire ulteriormente le mie conoscenze. È qui che ho incontrato colui che mi ha trasmesso la sua passione: lavorare i grezzi per trasformarli in gemme.

Nel 2001 ho acquistato la macchina da taglio e lui è diventato, per qualche mese, Il mio insegnante. La mia gratitudine nei confronti di questa persona è tutt’ora viva anche se lui purtroppo non è più con noi.

Dopo circa 15 anni di esperienza da autodidatta, ho deciso di frequentare un corso avanzato, presso la Gemmarum Lapidator, a Cavalese. Ho potuto così affinare la mia tecnica.

La lavorazione delle pietre preziose nasconde tanti fattori di rischio ed occorre tanta pazienza e molta attenzione, per ottenere un buon risultato. Sempre più di frequente ho sentito la necessità di distaccarmi dai canoni di taglio abituali, era come se, tenendo un grezzo fra le mani ed osservandolo, vedessi già l’esito finale della lavorazione. La pietra mi mostrava come avrebbe voluto essere una volta lavorata, dovevo solo aiutarla a portare alla luce il suo splendore naturale.

È così che ho cominciato ad eseguire tagli di fantasia che rendono le mie gemme uniche. Uniche perché non essendomi mai appuntato nulla sugli indici e sugli angoli di lavorazione, ci sono pochissime probabilità di fare due gemme simili.

Ho sempre lavorato ricordandomi i passaggi, fino a lavoro ultimato, per poi scordarmi tutto. In questa maniera ho voluto abbandonare la “moda” che stabilisce il valore delle gemme in base alla richiesta di mercato, per puro e solo ritorno economico. Il contatto con queste meraviglie della natura mi ha sensibilizzato al punto che mi sembra quasi di sentirle parte di me, come se in qualche modo respirassero.

Si legge sempre più spesso, di questi tempi, che noi siamo esseri di luce, che a livello quantistico siamo particelle di energia pura ma a livello quantistico anche una gemma è energia pura, esattamente come noi. Gli atomi e gli elettroni sono gli stessi, solo legati in strutture diverse. Quando guardi una gemma e ti accorgi della sua luce, questa si fonde con quella che emani tu, in un vortice di pace, dove non esistono conflitti.  Lavorando una gemma, lasciandola essere se stessa, senza forzarla a dover apparire, si ottengono risultati incredibili.
Normalmente,  nella valutazione  delle pietre di colore, il taglio passa in secondo piano rispetto al colore stesso, per cui si tende a salvare il peso, trascurando la bellezza che potrebbe derivare da una corretta lavorazione.

Le mie gemme sono state create per essere e non per apparire, così come ha voluto Madre Terra. Ne condivido l’energia, ne ammiro la bellezza, consapevole di aver dato loro la possibilità di mostrare il meglio di sé. Ho utilizzato alcune gemma per la cristalloterapia, con ottimi risultati. La spinta all’uso energetico delle mie gemme l’ho avuta qualche anno fa quando, responsabile di un impianto di acquacultura in una azienda agrituristica , mi fu affidata una ragazza che doveva fare uno stage per la scuola.

Mi raccontò un po’ della sua storia. Non vedeva la propria luce brillare pur avendo tutta la vita davanti a sé. Mi venne un’idea.
Presi due cristalli grezzi, glieli misi nella mano, chiedendole cosa vedesse. Riconobbe due ametiste e niente altro. Una gliela lasciai e una la presi per lavorarla. Le riportai la gemma, la prese sul palmo della mano e rimase attonita per la sua lucentezza.
Gliela feci confrontare con la pietra grezza perché capisse che non ne aveva visto la vera essenza, essendosi soffermata all’esteriorità. Le feci comprendere che doveva rendersi consapevole della propria luce e poteva aiutarsi in due modi, uno chiedendosi: “Come voglio vedermi oggi?”; l’altro osservando il grezzo e la gemma. Le feci presente che le persone l’avrebbero vista nello stesso modo in cui lei vedeva se stessa.
Era settembre. La Vigilia di Natale mi chiamò per dirmi che era felicissima perché la sua vita era migliorata.

L’energia è ovunque attorno a noi e ciascuno a suo modo può usufruirne in modo positivo.